Poesia e traduzione

Poetry and Translation

 

 

Questa pagina mette a disposizione di chiunque lo desideri i file in formato PDF delle mie raccolte e delle mie traduzioni edite e inedite. SCORRI ALLE DIVERSE SEZIONI!

 

This page gives anyone  the opportunity to download the PDF files of my published and unpublished poetry collections and translations. SCROLL DOWN TO THE DIFFERENT SECTIONS!

 

 1

 LIBRI DI POESIA PUBBLICATI

PUBLISHED BOOKS OF POETRY 

 

2

 RACCOLTE INEDITE

UNPUBLISHED COLLECTIONS 

 

 3

 TRADUZIONI

TRANSLATIONS

 

4

RACCOLTE EDITE  (IN RIVISTE E ANTOLOGIE)

PUBLISHED COLLECTIONS (WITHIN REVIEWS AND COLLECTIONS)

 

 

 


1


Libri di poesia pubblicati

Published books of poetry

 

 

Per cominciare, ecco il file del mio ultimo libro bilingue edito nel 2015 per Dot.com Press, dal titolo DEORA DÉ - Fiori d'Irlanda/Flowers of Ireland e del mio penultimo, edito nel 2012 per Attilio Fraccaro Editore, dal titolo DELL'IMMERGERSI E NUOTARE - Wild Swimming

 

For a start, you can find here my last bilingual poetry book published by Dot.Com Press in 2015: DEORA DÉ - Fiori d'Irlanda/Flowers of Ireland. Then, my next-to-last one (only in Italian, for the time being): DELL'IMMERGERSI E NUOTARE - Wild Swimming, Attilio Fraccaro Editore, 2012.

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Heinrich Boell Cottage
Heinrich Boell Cottage
Mount Slievemore and Silver Strand
Mount Slievemore and Silver Strand

deora dé*

sweetened by time in his cosmic metaphysical inspiration
Mike Oldfield’s tubolar bells are chiming on the radio


a furious wind walked the whole island around
swept the peatland uprooting fuchsia bushes
we ask how to give up the ubiquitous flower
its bruising blush in each single drop
while a roar rumbled down the chimney
every one was looking for shelter in the storm
obliged into a tiny element of survival
standing up to the raging fury
the isle became a light boat called earth
stretching out its sea-eagle wings
fanning at crazy speed between ocean and clouds——
here where everything is showed up
truth fades away with the rivulets in the turf
we ask where each nightingale is in the evening
where each robin lingers in the morning
maybe among the furze thicket or the wild lily
or within the hanging jewel of a god’s tear
so the wandering sheep of dugort pray
putting a grimace on their fiendish mask
or maybe they dream all crowd together
waiting to land among the clouds
onto white foam in the enormous ocean


*Gaelic word for fuchsia flower, made up of deora: drops or tears + dé: of god


deora dé*

alla radio risuonano le campane tubolari del redivivo Mike Oldfield

addolcito dal tempo nel suo afflato cosmico ultraterreno

 

il vento furioso portò a spasso l’intera isola
spazzò la torbiera sradicando cespugli di fucsia
ci si chiede come rinunciare all’ubiquo fiore
al livido rossore in ogni sua goccia
mentre calava un fragore dal camino
tutti cercarono un rifugio nella tempesta
costretti in esiguo elemento di sopravivenza
tenendo testa alla furia che scatena
l’isola fu un battello leggero chiamato terra
dispose le sue ali d’aquila marina
sventagliando tra oceano e nubi a velocità folle——
qui dove tutto è accentuato il vero si dilegua
con l’acqua nei rigagnoli della torbiera
ci si chiede dove siano gli usignoli della sera
dove indugino i pettirossi nel mattino
se tra siepi di ginestra o gigli di palude
o nel pendente gioiello della lacrima di dio
così pregano le pecore erranti di dugort
con una smorfia sulla maschera infernale
o forse sognano ammassate tutte insieme
in attesa di atterrare tra le nubi
sulle spume bianche dell’enorme oceano


*Nome in gaelico per il fiore di fucsia, composto da deora: gocce o lacrime + dé: di dio

 

 


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cosa ne sanno più gli italiani dell’immergersi e nuotare nei fiumi e nei
torrenti—del gusto della sospensione e del galleggio——un sedile di pietra
dove starsene a scrutare la volta dei rami e delle foglie—là dove balugina
una luce riflessa tra penombre e spiragli di cielo

 

quando il gelo dell’acqua scivola sulla pelle—la luce del sole crea ragnatele
mobili sul corpo——solo l’ondeggio e lo sciacquio ad accompagnare il
movimento——cosa passa in testa è un flusso—si libera un passaggio
rimuovendo ogni incrostazione

 

il silenzio è una presenza viva dove l’acqua scroscia—l’occhio scorge
un’ombra di vita raccoltasi senza timore——ricolloca lo sguardo a filo
d’acqua con la mente a vagare——la ricerca e la scoperta dei luoghi vale
molto più di un trovare senza sforzo

 

pulito curato bene organizzato——niente di più lontano dal rinvenire una
buca d’acqua fredda dove calarsi dopo valli e boschi in sfilata—quando
sgorga e scivola libera tra le pietre—quando tutto balla in un cono di
luce——abdica ogni miseria nel cristallo delle acque


Qui la versione integrale di Senza il peso di un pensiero, un libro di viaggi, visione e traduzioni pubblicato nel 2011. La raccolta è diponibile anche nella versione cartacea acquistabile sul sito dell'editore: www.ladolfieditore.it

All'interno anche una sezione bilingue (italiano-inglese) dal titolo Alfabeto naturale realizzata con il contributo del poeta irlandese John F. Deane. L'ultima sezione dal titolo Achill Poems contiene sei poesie scritte in inglese, riviste con l'aiuto di Paul Durcan.

 

Here you have a book of travels, vision and translations published in 2011, called Senza il peso di un pensiero. Its printed edition is also available on the publisher's site: www.ladolfieditore.it

Inside you can find a bilingual section called Alfabeto naturale/Natural alphabet translated with the help of the Irish poet John F. Deane. The last section, Achill Poems, contains six poems in English revisited by Paul Durcan.

 


sketch from Achill Island notebook
sketch from Achill Island notebook
Dugort Hill from Heinrich Boell Cottage
Dugort Hill from Heinrich Boell Cottage
John F Deane
John F Deane
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SENZA IL PESO DI UN PENSIERO
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Dugort Hill

 

you have to make your own way up

 

that’s what the young girl said

 

when i asked her for a trail

 

to the top of dugort hill

 

 

i lost myself in a sloping peatland

 

where brown rivulets were running down

 

i found myself proceeding in a zig-zag

 

trying not to fall into puddles of soaked sod

 

 

water was here water was there water was everywhere

 

water disguised in thousand holes

 

water under each turf of grass

 

water from the sky and water from the earth

 

 

soil and water merging their abundance

 

oozing to build a brand new slice of turf —

 

the irish family’s sacred right to burn

 

its own distinctive piece of earth — said paul later

 

 

are you ready to produce your own energy

 

and flame from the water and the land?

 

it demands a thousand years’ vital spirit of survival

 

 

you have to make your own way up the hill

 

that’s what the young girl said to me

 

since there is no track nor path or trail

 

 19 Aug. 2009

 

 

 La collina di Dugort

 

devi aprirti la strada da solo – | questo disse la ragazza | quando le chiesi dove fosse il sentiero | per risalire la collina di dugort || mi ero perso sul pendio della torbiera | dove scorrono rigagnoli d’acqua marrone | mi ritrovai a procedere zigzagando | per non sprofondare nelle zolle impregnate || acqua qui acqua là l’acqua era ovunque | acqua nascosta in mille buche | acqua sotto l’erba torbosa | acqua dal cielo come dalla terra || suolo e acqua uniti nell’abbondanza | colano insieme per formare una nuova fetta di torba – | il sacro diritto di ogni famiglia irlandese a bruciare il proprio ritaglio di terra – mi disse paul dopo || sei pronto a produrre la tua energia | e fiamma dall’acqua e dalla terra? | richiede mille anni di vitale spirito di sopravivenza || devi aprirti la strada da solo su per la collina – | ecco cosa mi disse la ragazza | poiché non esiste né pista né via né sentiero

 


Due testi tratti da un libro dal titolo emblematico pubblicato nel 2009 per la casa editrice L'arcolaio di Forlì: IO CANE

*

sotto lo schermo spesso delle nubi intuire

 

un sole pallido alla deriva

 

 

una luce smorta che rimpalla le sue idee

 

sull’oleosa superficie dello stagno

 

dove scie irregolari di anatre schivano

 

bolle in risalita dal fondo melmoso

 

 

come un gioco pervaso da una strana sensazione

 

d’abbandono

 

al mutarsi d’abito

 

del mondo naturale semi-addomesticato —

 

 

poi un acquattarsi inerte contro il terreno

 

fino ad estinguersi

 

nelle percezioni intrecciate di silenzio e quiete

 

 

l’io-cane


*

come muta il cielo di continuo

 

mentre pensiamo ad altro

 

esposti al suo influsso

 

e non ci sembra importare…

 

 

non ce ne accorgiamo ma stiamo mutando insieme

 

in un riflesso d’onda contro onda —

 

 

se poi si sfibrano le nubi come ovatta

 

o se s’ammucchiano in enorme spumiglia

 

ecco la luce che incalza le forme

 

trascendendole con ferma passione…

 

 

vi è un ritmo anteriore al cirro che s’espande

 

tra onde di magma e affetto

 

o nel successivo incanto del cumulonembo

 

che pervade ancora il cosmo —

 

 

della tecnologia come di noi se ne fotte

 

e così sia

 


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Questo libro del 2006 segna un momento di svolta in direzione del mio rapporto con l'ambiente. L'introduzione di Sandro Montalto ne delinea sapientemente le caratteristiche, sia poetiche che umane.

 

La ricerca costante di una corretta relazione con la natura, di una giusta posizione dell'io nel mondo orientano questi testi, sempre in bilico tra poesia e prosa, tra descrizione ed effusione.

 

 

paradosso dello scriba

 

nel richiamo dell’haiku l’ego
è soffocato — rintuzzato dalla pace
del luogo

 

non sa cosa sta scrivendo — non sa
il motivo
s’accorge del niente slabbrato

 

di esistenza e conoscenza

 

s’eclissa dinnanzi all’enigma immenso
dell’universo — non smette di godere
il suo abbandono

 

minuscole vite d’erba — fili di vento
insetti gli camminano addosso
risalgono
ampie carnose montagne

 

fluttuano taccuini senza storia

 

 

iato sprezzante

 

tronchi lisci e giovani ventri
d’alabastro
sollevati ai tetti di rami e foglie

 

monumenti naturali — testimoni
sospesi
tra empatia e distacco

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albero dell’andata

 

 

 è un ritorno

 a luoghi conosciuti

 più o meno immaginati

 una ricerca di altra terra ignota

 dentro i paesaggi è un’esplorazione e

 un riconoscimento un urlo contro

 la sete del catalogo anestesia

 di volti e di tratti mute labbra nella

 terra rocce ferite dai lineamenti antichi

 così la ribellione dove il metamorfismo

 prevale dove si insecca la ragione e l’erba

 è calpestata così si abbraccia un

 ruvido pensare di corteccia che

 scivola dalle foglie come rugiada

 l’albero

 ancora

 cammina

 tra le nubi

 il tronco conficcato nella terra…

 

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Un libro che ha segnato una fase importante del mio vagabondare poetico.

 

Un libro che raccoglie l'insieme delle poesie e delle riflessioni poetiche riferite al concetto di VIAGGIO, in senso ampio.

 

Un libro che parla di movimento e che cerca di essere in se stesso movimento.

 

Un libro immerso NEL MOVIMENTO inesusto di trasformazione che la vita comporta e pretende da ogni essere animato e inanimato che si trovi ad attraversare questa magnifica landa desolata chiamata realtà.

 

Un libro che è anche summa e sintesi di anni di letture e studi e appunti e ricerche su testi di poesia, narrativa e saggistica in relazione, più o meno diretta, con un argomento che mi brucia dentro da sempre.

 

Propongo qui sotto, per chi avesse tempo e voglia di approfondire, la splendida recensione al libro dell'indimenticata amica e poetessa siciliana Graziella Isgrò.

 

Roberto  Cogo

NEL  MOVIMENTO

Edizioni del Leone 2004 -  Venezia

Si legge a pagina 34 del libro: La nube/della mia trasformazione combatte/un’anonima battaglia. In effetti, nel movimento sferragliante del linguaggio si percepisce il gusto incalzante e ritmato del duello, di chi si protende in attacco per fare subito dopo marcia-indietro e ancora avanti secondo una logica composita e a doppio taglio, come la spola del telaio che tesse la trama o il procedere altalenante di un treno che nonostante i sussulti avanza. Inoltre, se confrontiamo Nel movimento ( la silloge è in dodici parti, ha 61 pagine e una presentazione di John F. Deane ) con il precedente libro di Roberto Cogo ( In estremo stupore ) avvertiamo subito la sensazione di una maggiore apertura di chi scrive, la consapevolezza del prodotto letterario visto come scambio/dialogo con la polarità ricettiva, malgrado l’ incongruenza ironica dell’ esordio:Lettore, tu non mi conosci. Non conoscerai che parole. E’ lampante e di per sé ovvio che la pubblicazione di una “composizione-campo” implica l’esigenza di farsi comprendere nel dinamismo di un’interazione, un’energia cinetica che va al di là del rapporto reciproco di sillabe e versi e coinvolge in una commutazione di forze chi produce il “verso proiettivo” e chi lo recepisce. Cogo sembra prendere coscienza di ciò attraverso la cura e la capillarità basilare che percorre la sua più recente produzione. Credo che il motivo di fondo che ne determina l’ampiezza di respiro sia da ricercarsi nell’ “attenzione” con la quale il poeta si accosta ai fenomeni che descrive, fino a cogliere il moto di un’ interna sospensione.

Un’ attenzione che penetra nelle fibre del microscopico – è nella mente nelle cellule nel nucleo/del mondo/nella memoria delle particelle/il movimento – dove pullula l’ eccezionale attivismo della realtà subatomica – fatti come è fatto l’ universo/vibriamo dinanzi a ogni vibrazione/di foglia.

 Nei risvolti semantici della raccolta il movimento si accompagna alle biforcazioni del – viaggio -, considerato nella duplicità di un’ andata e un ritorno in direzione del quale si convoglia la ricerca, un’ esplorazione interpretata come – riconoscimento -. Nella confluenza delle antitesi si esplica il pensiero dell’ autore che vede nel movimento persino lo svolgimento di una stasi che ne è parte integrante – fermo/in assoluto movimento. E’ la mancanza di compiutezza la caratteristica di questo procedimento che si dispiega in estenuante mutazione, nel flusso incessante del lasciarsi andare verso un termine ultimo/e mai definitivo, in cui l’ io si sente compresso…ma pronto a enormi dilatazioni. Nell’ intreccio/proiezione del paesaggio/passaggio il moto è ricurvo e prelude a ulteriori e più profonde schiusure. La mancanza di una visione lineare del movimento trova riscontro nell’ idea HOPI del viaggio come una doppia spirale/con un unico centro verso il quale procedere…arretrando  con un andamento ossimorico che, se da una parte annulla il principio dello sviluppo nello stesso tempo ne costruisce i presupposti. A questa si associa una concezione puntocentrico/itinerante del reale – Tutto è in sostanza un moto intorno/ad un centro/ma cambia di continuo il punto – dove l’ assenza pare la rappresentazione dell’ essere. Anche la duttilità temporale è connaturata allo spostamento spaziale – sempre dopo l’ evento nello spazio/è lì il moto del tempo mentre l’ equivalenza delle direzioni con elaborata simmetria transita. In fondo non si intravede una struttura fondamentale del mondo, non esiste solidità, materia, solo vicende, percorsi di traiettorie più o meno veloci la cui condensazione/rarefazione ci rassicura con la sua apparente stabilità vanificata dalle più recenti scoperte della meccanica quantistica. Così il comune denominatore della polivalenza esperibile si può rintracciare nella – trasformazione - , ( come si diceva nella premessa, -  l’ immagine che si svolge in estenuante/mutazione ) -  che rimane la nota costante dell’ apparente transitorietà delle cose e capovolge le prospettive scaturite dalla nostra analisi in quanto, ci dice ancora la voce poetante, è vero cambiamento ciò che rimane, cioè ci accompagna nella metamorfosi, nel KENOMA/in cui piangere ridere e vagare, come un “Motore Immobile” dentro il quale il mutamento è impercettibile e determinante. Il polline…scava…il suo ritorno, figura emblematica del futuro che rientra nel passato, obliterando così la dimensione spazio/temporale con la memoria…che preme…contro…il desiderio e slitta in una interconnessione che ci mantiene dentro il movimento/ma del tutto esterni. Affiora a questo punto il dilemma della nostra  - appartenenza o meno – alla frantumazione indistinta che ininterrottamente si ricompone, la mutevole /sostanza/non ci appartiene mai/completamente oppure l’ elemento secondo a cui sempre/apparteniamo. La problematica trova la sua genesi nella coscienza della – relatività – del punto di vista di chi osserva – la mente non contiene è contenuta – vivo/tra le venuzze bluastre di un occhio/immenso – con la conseguente perplessità circa l’assolutezza del movimento stesso.

 

  Graziella  Isgrò

 

albero del ritorno

  

 

il

polline

scava nella

zolla il suo

ritorno il rostro

s’attorciglia e

preme la memoria

contro il desiderio solo

un liquido fermento

fuoriesce dalle

nuove terre

l’esperienza brutale

della forma non è regola

vivere la gioia

non è legge il semplice

frutto nell’ambra

che non puoi più dire

sogni di un volteggio

premuroso

in aria

il fecondo

pronunciarsi

di nobili particelle d’ontano…

2


Raccolte inedite

Unpublished collections


Qui il file della mia ultima raccolta inedita (2016), dal titolo:

Here is my last unpublished collection of poetry (just Italian)

 

SEDERE

QUI E ORA

fenomenologia dell'attacco di panico

 

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Questa è una raccolta terminata solo di recente che riassume un periodo molto caldo della mia esistenza. Un omaggio a due esseri molto speciali che sono entrati a far parte di me, trasformandomi.

 

Here is a recently finished poetry collection which sums up one of the hottest seasons in my existence. A tribute to two very special beings who have become part of me, transforming me once again.

 

 POESIE DELL’INEFFABILE 

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New entry!

 

PICCOLA INVOCAZIONE è una raccolta di argomento vario nata e cresciuta in diversi taccuini tra il 2014 e il 2016. Le sezioni che la compongono sperimentano soluzioni stilistiche e formali eterogenee, cercando, al contempo, di trattenere un'unità organica di fondo.

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3


Traduzioni

Translations

 

Un saggio che ha segnato la storia della poesia contemporanea americana e internazionale. Projective Verse  venne pubblicato per la prima volta nel 1950 e parzialmente tradotto sulla rivista IL VERRI nel 1960 - qui viene proposto nella mia traduzione integrale, fedele all'originale anche nella sua particolare veste grafica. Si tratta dell'opera critica più sorprendente di un grande raffinato eclettico sperimentatore e catalizzatore dell'arte americana, CHARLES OLSON. Il saggio si accompagnano alcuni tra i suoi più esemplari testi poetici da me selezionati e tradotti.

 

Projective Verse is an essay which marked the history of contemporary American & international poetry.  It was published in 1950 and partially translated into Italian in 1960. Here I propose my unabridged version, faithful to the original text also in its particular graphic design. It is the most surprising critical work of a great refined eclectic experimenter and catalyst in American art, CHARLES OLSON. The essay is accompanied by a selection of his most relevant poems which I tried to translate into Italian.

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CHARLES OLSON VERSO PROIETTIVO.pdf
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Raccolte edite (in antologie e riviste)

Published collections (within anthologies and reviews)

Per iniziare questa sezione di lavori pubblicati in riviste o antologie, una raccolta di qualche anno fa (dedicata e ispirata al poeta americano, scomparso nel 2005, Robert Creeley) dal titolo Confondi il vento, (in «La Clessidra», Edizioni Joker, Novi Ligure, n. 1, 2007).

 

 Di seguito, nello stesso file, le altre due sezioni che ne componevano la struttura originaria (non inserite nella rivista) e che, in qualche modo, ne variavano e ampliavano i temi e gli intenti di fondo.

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